mercoledì 30 ottobre 2013

Nonostante tutto

Nonostante tutto la vita va avanti, il mio blogghino è un po' malconcio e le sue funzionalità sono ridotte ma non ci si ferma.
Domani pomeriggio arriverà un nuovo grande mezzo di trasporto davanti al nostro garage, sarà una prova, un esperimento e, in compagnia di amici esperti, proveremo a vedere l'effetto che fa.
Nuove avventure ci aspettano, è dura la vita dei pensionati!
So che ci sono camperisti in giro, magari potremo confrontarci al mio rientro. Ovviamente si accettano consigli e istruzioni per l'uso
Buona vita a tutti !

sabato 26 ottobre 2013

HELP

Non so se accade solo a me ma ho la pagina del blog e tutte le sottosezioni invase da pubblicità quasi oscena ?!?!?!?
C'è qualcosa da poter fare?

giovedì 24 ottobre 2013

Namibia e dintorni 5

La mattina il risveglio è una magia, la luce del primo mattino accende i colori degli alberi, del fiume che scorre tranquillo davanti alla nostra tenda,  rimaniamo tutti incantati. Dopo una generosa ed allegra colazione partiamo per una prima escursione in barca per vedere il fiume e scoprirne i piccoli grandi segreti. Siamo nel delta dell’Okavango, nella parte settentrionale, lungo il Linyanti L’ambiente è ricco di canneti e  ninfee che occhieggiano bianche tra il blu dell’acqua ed il verde della vegetazione;  scorgiamo uccelli ovunque, rapaci ed uccelli lacustri, cicogne e aquile, ma quello che più colpisce è la tranquillità e la serenità di questi luoghi, la nostra barchetta dal fondo piatto silenziosamente ed agilmente si destreggia nei canali ed ogni ansa, ogni spiaggia ci regala una sorpresa. Il giro è relativamente breve, rientriamo presto al lodge dove ci godiamo la calma del fiume e ci spupazziamo il piccolo Ettore di due mesi, figlio dei proprietari che un po’ incoscientemente lo fanno crescere in quel luogo sperduto! (Questo però è il pensiero di noi nonne dell’occidente). 
Nel primo pomeriggio attraversiamo il territorio circostante prima con una grande jeep ed incontriamo antilopi, facoceri, impala, varani e possiamo renderci ben conto del passaggio degli elefanti che sono peggio di Attila! Lasciano la terra desolatamente brulla, i pochi tronchi rimasti sono come scarnificati e il rosso della loro polpa rivela la vita che c’è ancora. La seconda parte della gita la facciamo in barca seduti sul tettuccio superiore e qui non ci sono parole per descrivere il nostro incontro con una quantità innumerevole di elefanti. Sono piuttosto infastiditi dalla nostra presenza anche perché non ne sono abituati. Diversamente dall’Etosha questo parco, Nkasa Lupala Park, è poco frequentato e certi itinerari di visita sono utilizzati da pochissimo tempo. 


Siamo letteralmente circondati da un branco di enormi bestioni, che barriscono e sventolano minacciosamente le grandi orecchie. Un’elefantessa prende vicino a sé il proprio cucciolo con la proboscide e ci fa capire senza ombra di dubbio che lei lo proteggerà sempre! Arriviamo anche a vedere qualche ippopotamo, una famiglia di babbuini e dei bufali sulla sponda del Botswana.  La strada del rientro è costellata da incontri con gli elefanti che al tramonto vanno ad abbeverarsi al fiume, e sono tanti davvero tanti. Anche questo tramonto sarà indimenticabile per i colori che il sole ci regala. 


La sera, dopo una doccia rinfrancante, ci godiamo un’altra stellata da togliere il fiato e ci addormentiamo con il barrito degli elefanti non proprio lontani.
La mattina seguente purtroppo lasciamo questo piccolo eden e ci dirigiamo verso il Parco Chobe. Percorriamo una lunga strada sterrata e, come dice la nostra guida non c’è viaggio senza foratura, foriamo. Per fortuna siamo vicini ad un centro abitato e in breve tutto il treno di gomme è sistemato. Siamo in riva allo Zambesi che scorre pigro ed il caldo si fa sentire decisamente. Attraversiamo la frontiera del Botswana ed arriviamo a Kasane, che è un’orrenda cittadina affollata di negozietti di souvenir della peggior specie. In breve arriviamo al nostro prossimo lodge che è a dir poco entusiasmante. Un giardino immenso raccoglie i pochi bungalow che sono immersi nel verde, ci sono facoceri ed antilopi che gironzolano liberi e per nulla intimoriti dalla nostra presenza. Siamo sulle sponde del fiume e la natura è esplosiva. Alberi di mango, frangipane, bouganville, sono tutti in piena fioritura perciò è tutto un tripudio di colori e profumi. 

Ci godiamo un tramonto di assoluto relax a bordo piscina, immersi nella frescura del giardino, in compagnia degli animali che discreti ci guardano con circospezione.
La nostalgia comincia ad assalirci, sentiamo odore di rientro … ma non c’è tempo per i pensieri, il programma prevede altre emozioni ed altre avventure.
Un altro risveglio antelucano ci attende, alle 5,30 siamo tutti in piedi, un grosso fuori strada ci trasporta all’interno del parco Chobe e sventolati dall’aria gelida del primo mattino ci dirigiamo verso il fiume dove possiamo osservare la fauna locale. Il panorama lascia davvero senza parole, l’immenso habitat del fiume è occupato da mandrie di bufali, impala, elefanti, a perdita d’occhio. Vediamo solo le orme del leone,  anche qui non siamo allo zoo e gli spazi sono immensi, i grandi felini si sono diretti altrove, almeno così ci assicura il ranger che ci accompagna, e sono troppo lontani per riuscire a raggiungerli e terminare il giro previsto. Ci accontentiamo di vedere tutto il resto in particolare una gran quantità di uccelli di varie dimensioni e di mille colori. Per le 9 siamo di ritorno e ci rinfranchiamo con un’abbondante colazione. Ci dedichiamo per qualche ora all’esplorazione del grande giardino del lodge e al relax, qualcuno legge, qualcuno recupera il sonno perduto, qualcuno apprezza la fescura della piscina.
Nel primo pomeriggio partiamo per l’ultimo safari nel Chobe , questa volta in barca, alla scoperta del fiume e dei suoi abitanti. Mi è davvero difficile enumerare tutti gli animali che abbiamo visto nel corso di questa gita, tantissimi davvero tantissimi: aquile pescatrici, jacane, cormorani, cicogne, martin pescatore, coccodrilli grandi e piccoli, babbuini, varani, bufali, ippopotami, elefanti ( e tanti altri di cui non ricordo il nome)! Abbiamo navigato per 4 ore, instancabilmente il nostro accompagnatore ha cercato di portarci tra i canneti e le tante isolette alla scoperta di angoli più belli e maggiormente affollati. La prima parte della gita è stata caratterizzata da un sole caldo ed implacabile che ci abbagliava e ci ha fatto sudare non poco. Abbiamo incrociato un branco di ippopotami cui siamo sfuggiti a gran velocità, sono immensi e le loro fauci non sono per nulla rassicuranti. Una sterminata famiglia di babbuini neri ci ha degnato solo di qualche sguardo intenta com’era a pasteggiare con l’erba di un immenso prato in riva al fiume. Un coccodrillo ha continuato a riscaldarsi al sole con le spaventose fauci aperte mentre altri hanno continuato a nuotare pigramente. Un cormorano è rimasto sul ramo con le ali aperte ad asciugare. L’aquila pescatrice ha condiviso i rami di un grande albero con una cicogna dal becco aperto. Intanto noi abbiamo continuato a stupirci e ad ammirare tutta questa meraviglia. Poi poco alla volta la luce si è fatta più tenue, le ombre più lunghe ed è cominciata la magia del tramonto che ci ha fatto esplodere occhi e cuore. Per concludere in bellezza abbiamo incrociato un branco di elefanti che hanno attraversato un guado proprio davanti a noi e le loro silhouettes si sono stagliate sul cielo infuocato del tramonto, un tramonto così bello nessuno di noi lo aveva mai visto. Una palla di luce incandescente si è calata nell’acqua incendiando tutto l’orizzonte. 

Le macchine fotografiche scattavano all’impazzata fino a stordire gli stessi fotografi. E così storditi e decisamente paghi rientriamo eccitati ed emozionati dalle luci, dai colori, dalla scenografia  perfetta.
La malinconia ci attanaglia tutti, come faremo a ritornare alla quotidianità, al grigio, all’autunno ormai alle porte? E le notizie dalla patria son quelle che sono; migranti affogati, senatori decaduti ….. ma tant’è ogni avventura ha un inizio ed una fine, sarà così anche per noi.
Ci restano ancora le cascate di Victoria, un' ulteriore esplosione di vita e di colori. Dopo aver varcato la frontiera dello Zimbabwe ci dirigiamo verso la moderna Victoria Falls, un mondo decisamente diverso da quello che abbiamo appena lasciato, costruzioni recenti, lunghe file di bei negozi costeggiano la strada, alternandosi con qualche piccolo ed ordinato mercatino con prodotti dell’artigianato locale. Dopo aver lasciato i nostri bagagli in albergo ci dedichiamo ad una passeggiata ed all’ultimo shopping. Nel primo pomeriggio ci dirigiamo a piedi verso le cascate. Sono imponenti e spettacolari, un agevole sentiero percorre tutto il percorso panoramico ed è veramente impressionante la grandezza e la portata di queste falls, anche se la siccità quest'anno ne riduce una parte. L’orario è perfetto per vedere una quantità di arcobaleni, doppi, singoli, completi ….. non ci siamo fatti mancare nulla.

video

La serata si conclude con una cena al suono dei tamburi, in un posto piuttosto turistico e rumoroso ma decisamente pittoresco.
L’indomani prendiamo l’aereo e dopo 24 ore di viaggio rientriamo a casa.
Il viaggio è finito.

La Namibia è stata una meta indimenticabile, un viaggio praticamente perfetto, ci portiamo a casa tanta armonia, tanti pensieri felici, tante risate e tante riflessioni. Questa terra è una tavolozza con tutti i colori dell’arcobaleno e questi per me sono i suoi colori : il rosso della corteccia dei tronchi spellati dagli elefanti, l’arancione delle dune, il blu del cielo, il verde della foresta, il giallo della savana, il nero della notte nella giungla, l’ocra delle donne Himba, le mille sfumature del marrone delle antichissime montagne, il bianco smagliante del sorriso dei bambini senza dimenticare tutte le sfumature di ogni colore scorte sui dorsi degli animali, sulle pendici dei monti, nelle lagune e nei fiumi. 

lunedì 21 ottobre 2013

namibia e dintorni 4

La mattina successiva ci dirigiamo verso un villaggio di boscimani per osservare le loro tecniche di caccia, la raccolta di piante e radici, danze tribali e canti. Anche questa è una visita che affronto con qualche perplessità, tutto è molto interessante ma ho sempre la sensazione di violare la loro privacy. Sono sorridenti, gentili e particolarmente cordiali. Un giovane ci illustra le loro abilità in inglese (ed io capisco abbastanza), un altro con una mimica invidiabile pur parlando nella sua lingua ci spiega come accendere un fuoco, come cacciare, come procurarsi la canfora o il veleno nella foresta. ù
E’ una etnia molto diversa da quelle che abbiamo incontrato precedentemente, sono più piccoli e magri, minuti ed agili. Gli uomini sono i protagonisti mentre le donne restano ad osservare o aiutano a portare gli oggetti, solo al momento dei canti e della danza si esibiscono come protagoniste. Finiamo la visita in un simpatico shopping center dove sono esposti monili fatti di semi, legno e corda. A parte il fatto che mi sono esibita con loro in una danza rituale ed ho fatto ridere tutti tanto che mi avrebbero dovuta pagare per il divertimento procurato …. la mia perplessità rimane e pur rendendomi conto che siamo un mezzo di sostentamento non credo sia il modo giusto per approcciarsi a queste popolazioni.  

Dopo questo incontro abbiamo proseguito verso Rundu,  paese che è adagiato in riva al Kavango. La natura diventa meno arida e decisamente più ricco di vegetazione. Lungo la strada ci fermiamo a visitare “Kehemo Ketuko” che è un orfanatrofio che Rolando e Nadia, sua moglie, sostengono portando un aiuto concreto all’infanzia più povera del nord-est della Namibia. E’ stata una visita importante e molto istruttiva, soprattutto per noi che ci possiamo permettere di fare un viaggio di questa portata. Personalmente non sono riuscita a fare nessuna foto, ero presa ad ammirare la dedizione dei volontari, il sorriso dei bambini, le camerate ingombre di letti, le cataste dei materassi, l’orto con l’impianto di irrigazione da montare, la cucina con il fuoco a legna, gli enormi pentoloni dove cucinano la polenta, l’ordine e la pulizia che nonostante tutto regnavano, la rassegnazione dei ragazzini più grandi, i loro quaderni, i loro poveri abiti, le piastrelle scrostate delle docce, la sabbia, la chiesa. Siamo rimasti a lungo ad ascoltare i racconti di Rolando, la storia di questo posto, la fatica che si fa a costruire una cosa del genere e soprattutto l’impegno che richiede il progetto di dare un’istruzione a tutti questi ragazzini, a dare a loro un’opportunità di avere un futuro, la difficoltà di accogliere tutte le bambine che fuggono dalla miseria e dalla violenza. Nessuno di noi è rimasto immune dalla compassione e tutti abbiamo assicurato il nostro impegno per fare qualcosa per loro. (Non ce ne siamo più dimenticati! )

La notte è arrivata e nel nostro comodo lodge abbiamo trascorso la serata ascoltando altri racconti e avventure di bambini e adulti che sperano e si impegnano, che passano dalle parole all’azione in favore di quelli meno fortunati.

La mattina successiva abbiamo fatto un bellissimo giro al rutilante mercato di Rundu, dove i profumi delle spezie si mescolavano con mille colori, dove c’era tanta gente e tanto rumore, dove la musica sopraffaceva le voci. Affascinati dai sorrisi e dalla gentilezza di tutti abbiamo dato sfogo ad un momento di shopping davvero africano. Niente gadget…solo oggetti di uso comune, un mercato vero, dove c’erano il banco del macellaio e quello della farina, quello della frutta e quello dei tessuti, anche un venditore di bare!


Prima di partire verso il Caprivi, destinazione Parco del Mamili ci fermiamo all’asilo che è gestito dalla stessa organizzazione. La visita è più lieve, qui i bimbi sono più piccoli ma hanno tutti una famiglia, hanno dai 3 ai 5 anni, le maestre hanno classi di 40 bimbetti ciascuna, loro stavano tutti seduti composti con una bella divisa e ci hanno cantato orgogliosi delle canzoncine in italiano e hanno contato in inglese da 1 a 20, decisamente soddisfatti dei nostri applausi e dei nostri complimenti. Con la sincera promessa di non dimenticarci di loro li abbiamo salutati, ricambiati dai loro sorrisi e dai loro baci.


Proseguiamo verso la nostra nuova meta, attraversiamo villaggi poveri ma vivi, tutti ci salutano come fossimo vecchi amici, come si possono dimenticare i sorrisi che sempre accompagnano questi volti? Anche quest’oggi la strada è lunga ma come sempre troviamo mille cose di cui stupirci, dopo l’asfalto ci attende un lungo pezzo di sterrato ed infine dopo l’attraversamento di un torrente dove un gruppo di ragazzini si esibisce in salti e tuffi rumorosi ed allegri, percorriamo un tratto di strada decisamente sconnessa che sembra non finire più, dopo salti, sballonzolamenti che ci sfiniscono arriviamo in un paradiso terrestre, un lodge che in realtà è un campo tendato, dove tutto è rigorosamente ecosostenibile, dove non arriva la luce elettrica e l’impianto ad energia solare è l’unica fonte di energia. Prima di accompagnarci nella nostra tenda ci fanno firmare una liberatoria che certifica che ci hanno informati dei pericoli che potremmo correre se ci avventureremmo da soli dopo il tramonto in giro per il territorio intorno al lodge stesso! Ovviamente qui non ci sono reti, né barriere e gli animali in particolare gli elefanti hanno la possibilità di girare in completa libertà. Dopo una doccia ristoratrice e rilassante ci vengono a prendere nella nostra tenda (arredata meravigliosamente) ed andiamo a cena.



 La tavolata accoglie tutti gli ospiti ed è un allegro melting pot di lingue ed esperienze che l’esperta regia del gestore (un giovane piemontese) rende piacevole e divertente, il tetto è la via lattea che qui risplende in tutto il suo splendore. Dopo l’ottima cena ci rilassiamo chiacchierando intorno al fuoco, poi poco alla volta ognuno si ritira nella propria tenda, resto da sola a guardare il cielo, scorgo lassù dei volti familiari, nell’universo c’è anche la mia felicità che risplende. Il silenzio è sovrano, c’è solo il frastuono della natura, grilli e rospi , qualche barrito che speriamo resti lontano. Ci addormentiamo tutti in trepida attesa delle avventure che ci aspettano, certamente ancora emozionanti!   

sabato 19 ottobre 2013

Namibia e dintorni 3

Eccoci arrivati al giorno della visita al Parco Etosha, le aspettative sono tantissime ed ovviamente vengono tutte esaudite. 
Rolando, la nostra guida, alza il tettuccio del fuoristrada e noi abbiamo la possibilità di osservare intorno a 360°, che libidine, soprattutto per i fotografi.Ad ogni pozza vediamo tanti animali, la carenza di acqua affolla ovviamente questi stagni, per noi è una manna. Vediamo orici, antilopi, gazzelle, kudu, zebre, gnù, giraffe, sprinbox, elefanti, rinoceronti e chi più ne ha più ne metta…. In un crescendo di emozioni. Sembra di stare in un documentario, in silenzio, con il fiato sospeso. 
Un rinoceronte ci attraversa la strada. Scorgiamo un leone con il suo harem di quattro leonesse che riposa pigro tra i cespugli. 



Verso il tramonto aspettiamo l’uscita dalla tana delle iene, sono sei e sono bellissime, si guardano intorno furtive e ci osservano con supponenza. 


Scorgiamo una leonessa che improvvisamente parte all’attacco di un orice e lo manca, è stata una scena fulminea ma davvero da togliere il fiato!!!!! Purtroppo nessuno è riuscito ad immortalare la scena.
Poi arriva finalmente il tramonto che incendia il cielo e noi ci ritiriamo all’interno del lodge, negli spazi riservati agli umani,  recintati e protetti perché qui gli animali sono liberi e sovrani.
La nostra camera è proprio di fronte ad una pozza e nel buio della sera continuiamo ad osservare gli animali che si abbeverano, in continua processione arrivano elefanti, rinoceronti, giraffe tenendo ben presente la giusta gerarchia dettata dalla dimensione, il più grande beve prima del più piccolo! Ho visto un elefante caricare un rinoceronte perché non si decideva ad allontanarsi dall’acqua mentre l’altro stava bevendo! 
In questa notte senza  luna ascoltiamo i rumori della natura così vicini che mettono un po’ d’inquietudine.

Percorriamo dall’alba nel senso della lunghezza il resto del parco e continuiamo ad avere incontri decisamente interessanti, soprattutto incrociamo una leonessa con i suoi cuccioli, è reduce da un “fiero” pasto, tutti hanno il muso e le zampe anteriori sporchi di sangue, lei avanza lentamente ed i piccoli la seguono saltellando, proprio come fanno i bambini.



Questi momenti sono caratterizzati da un grande silenzio, siamo tutti ammutoliti, vuoi per l’emozione ma direi soprattutto per rispetto di questi animali così belli, liberi, orgogliosi, dignitosi. Non è certo come vederli allo zoo qui sono davvero loro stessi e noi ci rendiamo conto di quale privilegio abbiamo nel poterli osservare da così vicino.
La giornata è davvero intensa e la strada da percorre lunga, ma come sempre non ci si stanca mai nemmeno di guardare fuori dal finestrino, ogni poco c’è qualcosa che attira la nostra attenzione. Continuiamo a riempirci gli occhi di paesaggi brulli per la siccità ma veramente affascinanti. In particolare è la luce di questi luoghi che è diversa dalla nostra, tutto sembra molto più luminoso e colorato. Prima di arrivare alla nostra destinazione serale ci fermiamo ad ammirare la Hoba, uno dei più grandi meteoriti caduti sulla terra.

Per la notte soggiorniamo in un altro lodge molto confortevole, se non fosse che al nostro arrivo sono senza corrente elettrica e di conseguenza senz’acqua. Non ci perdiamo d’animo, infiliamo velocemente il costume ed attendiamo a bordo piscina  il ritorno delle comodità moderne, sorseggiando il tè e sbocconcellando con indifferenza un ottimo dolcetto, con la pazienza “africana” che contraddistingue questi posti. 

martedì 15 ottobre 2013

Namibia e dintorni 2

 Il giorno seguente la sveglia suona alle 5,30 e ci dirigiamo verso Swakopmund.  Attraversiamo i passi del Gaub e del Kuiseb dove possiamo osservare l’antichità della terra, le stratificazioni del granito raccontano la storia del deserto di pietra; la strada è lunga ma mai monotona, le spiegazioni della nostra Prof. Biancamaria sono sempre interessanti e coinvolgenti ci permettono di apprezzare meglio questa terra che essendo la prima delle terre emerse è quella che ha più secoli da raccontare. 

Nel primo pomeriggio arriviamo a destinazione e nonostante il tempo non proprio clemente ci dedichiamo alla visita della cittadina, visitiamo l’interssante museo dei cristalli e non manchiamo di ispezionare tutti i negozi del centro commerciale. Il nostro programma prevede per il giorno successivo la gita in barca per ammirare otarie, delfini, cormorani e fenicotteri, perciò dopo la consueta sveglia antelucana e un’abbondante colazione ci  avviamo verso Walvis Bay. Purtroppo la mattina è cupa e fa freddo, piove a tratti, la luce è grigia ma il nostro umore non ne risente. Il giro marino è interessante e riusciamo a vedere molti delfini ed otarie. A bordo ci viene servito un ottimo spuntino a base di ostriche e aperitivi vari che non disdegniamo affatto. Il nostro cicerone parla solo in inglese ed io fatico non poco a comprendere le sue spiegazioni ma noto che tutto sommato me la cavo, riesco anche a dare qualche spiegazione a Viviane che invece di inglese non sa una parola. La mattinata scivola via tranquilla ed arriva nel pomeriggio l’appuntamento con un giro in 4x4 sulle dune vicino al mare. Ed io che mi aspettavo la solita girata …. Altro che discese ardite e risalite!!!!! E’ stato tutto un saltare da una duna all’altra, con panorami in continua evoluzione, montagne di sabbia che improvvisamente cedono il passo al mare spumeggiante o a distese di saline bianche come il latte, incontriamo dei pescatori che impavidi restano immobili al vento in attesa del pesce, ci fermiamo a guardarli ma io soprattutto guardo il mare che innalza le onde e la risacca arriva quasi a sfiorarmi i piedi, che ci posso fare se il mare mi ipnotizza?  


Ci viene offerto uno spuntino molto gradito tra le dune e poi i nostri piloti (che erano gli stessi della barca del mattino) ci riportano tra le risate generali al porto. Mi sono sentita una ragazzina con tutti quei salti e quell’allegria, un momento davvero liberatorio e rivitalizzante. Al nostro rientro a Swakopmund siamo accolti da un temporale e la temperatura si è ulteriormente abbassata …. Ma siamo in Africa o ai Poli???? La serata si conclude con la cena in un locale caratteristico The Tug ed il tavolo a noi riservato è proprio fronte mare, uno spettacolo davvero emozionante mangiare (benissimo) con le onde che si infrangono sotto di noi!

E sorge un altro giorno, partiamo sempre presto perché anche oggi la strada sarà lunga, destinazione Twyfelfontein nel Damaraland.  La percorso è spesso interrotto da fermate per acquistare minerali e prodotti artigianali vari, possiamo così ammirare le prime rappresentanti delle donne Herero , ed anche qui il paesaggio ci regala ogni poco una sceneggiatura nuova. Così il tempo trascorre piacevolmente e nel primo pomeriggio arriviamo a lodge dove pernotteremo, sembra scavato nella roccia ed all’ingresso possiamo ammirare un assaggio dei graffiti boscimani che vedremo l’indomani. Nel pomeriggio veniamo issati su dei camion per un safari 4x4 (io direi 8x8) per vedere gli elefanti del deserto. Ne usciamo soddisfatti ma notevolmente scekerati . La cena della sera viene allietata dai camerieri che cantano e ballano le loro canzoni. Mi piacciono molto e acquisto il cd con la loro musica. 
Anche il nuovo mattino ci si presenta con la pioggia, ma pazienza, proseguiamo per la visita alle pitture rupestri e ai graffiti. Purtroppo il tempo inclemente ci costringe ad un giro più piccolo del previsto ed è un vero peccato perché dal poco che abbiamo visto il resto doveva essere davvero bello. Successivamente ci fermiamo ad ammirare le Organ Pipes (o canne d’organo) altra meraviglia!!! 

Poco alla volta il tempo migliora e ci dirigiamo verso Opuwo, città a Nord, dove entreremo in contatto con le etnie Himba e Herero.
Da questo momento in poi il viaggio cambia dimensione, almeno per me. Non mi sento tanto turista quanto osservatrice e mi ritrovo spesso a riflettere sulla contaminazione che noi occidentali portiamo a queste popolazioni che hanno una cultura profondamente diversa dalla nostra e che vivono secondo altri ritmi ed altre regole. Nel pomeriggio arrivati a destinazione, ce ne andiamo a passeggio lungo la strada principale ed occhieggiamo nel negozi, nei supermercati e nei mercatini che la costeggiano. Le persone sono di tante etnie, vestiti in maniera tradizionale o all’occidentale in una mescolanza che disorienta. Ho qui per la prima volta la sensazione della miseria, anche se  gli scaffali dei supermercati sono colmi e i negozi offrono qualsiasi merce,  l’immondizia per la prima volta fa la sua comparsa lungo i marciapiedi. Sono un po’ stordita dalla confusione e dal caldo ed apprezzo davvero la tranquillità della nostra guest house,  dove ceniamo di gusto e ci attardiamo in chiacchiere con un gruppo di tre signore che stanno viaggiando da sole ed hanno tanto da raccontare.

La mattina successiva andiamo a visitare un villaggio Himba, dobbiamo essere accompagnati da una guida locale, nel nostro caso si chiama Queen Elizabeth,  che ci fa acquistare i doni da portare al capo villaggio e ci scortapresentandoci al capo villaggio. Gli uomini sono al pascolo, nel villaggio ci sono solo donne e bambini. Le donne sono bellissime, fiere, curate, sorridenti, cosparse di ocra, burro ed erbe, i capelli acconciati con trecce impastate con cenere e ocra, portano una specie di gonnellino di pelle, sono adornate con collane e bracciali. I bambini sono di una bellezza disarmante, ci prendono per mano saltellando, cantando, sorridendo. Di nuovo mi ritrovo a riflettere sulla inopportunità della nostra presenza in quel posto. Mah …. Sono felici lo stesso, la loro vita è cadenzata da ritmi diversi e da necessità diverse, così pure le priorità sono altre, noi che ci facciamo lì?


Riprendiamo il nostro cammino verso altre mete e lasciamo anche questo angolo d’Africa con un misto di sollievo e nostalgia. Dopo circa tre ore di auto arriviamo a Rundu dove ci dedichiamo al relax formato speciale. Il lodge è stupendo, il silenzio che ci circonda è meraviglioso, è davvero impossibile dimenticare questi giorni fatti di odori, profumi, rumori, paesaggi, risate e riflessioni. Lo sguardo qui si perde nell’immensità della savana, il vento accarezza il nostro respiro ed ogni attimo godiamo della meraviglia che ci circonda. 

(Continua)

venerdì 11 ottobre 2013

Namibia e dintorni 1

Siamo partiti il 18 settembre per un’avventura che aspettavamo tutti con grande trepidazione, le valigie sono state preparate con cura ed attenzione, la fornitura di guide e cartine è stata completata, nel cuore c'è tanta speranza e desiderio di conoscere una terra che si prospetta magica.

E’ stato un successo! Tutto praticamente perfetto. 

Una terra meravigliosa ci ha accolto e si è fatta scoprire regalandoci dei momenti di grande stupore.
Mentre rileggo i miei appunti mi rendo conto di quanti superlativi ho usato per descrivere luoghi e avvenimenti, probabilmente sono un po’ eccessiva ma questo viaggio è stato talmente bello che mi è difficile ancora oggi contenere l’entusiasmo.

Cominciamo.
Siamo partiti da Venezia in quattro Biancamaria, Pierantonio, Antonio ed io. Dopo aver fatto scalo a Dubai e Johannesburg arriviamo a Windhoek. I voli sono stati tutti tranquilli e confortevoli, la compagnia aerea Emirates ci ha offerto una sistemazione relativamente comoda e dei pasti incredibilmente decenti. Devo segnalare che l’aeroporto di Dubai è un caleidoscopio di colori e di varia umanità, noi abbiamo sostato per quattro lunghe ore ma non ci siamo mai annoiati, nonostante l’orario (dalle 24 alle 4 del mattino) abbiamo gironzolato curiosi lungo gli infiniti corridoi su cui affacciano illuminati ed affollati negozi dove è possibile acquistare qualsiasi cosa.

Windhoek significa “angolo del vento” e non si smentisce, al nostro arrivo un vento baldanzoso ci accoglie. Incontriamo Rolando che sarà la nostra guida per i prossimi 20 giorni e la nostra comune origine veneta crea da subito un clima di cordialità e simpatia reciproca.
Prendiamo contatto con la nostra destinazione e la prima impressione è di una distesa di terra riarsa, in effetti sono tre anni che non piove e si nota chiaramente l’arsura ovunque.
Il primo mattino lo dedichiamo ad una breve visita della città e nel pomeriggio ci trasferiamo in un lodge dove attendiamo l’arrivo degli altri nostri compagni di avventura. Nell’attesa facciamo un giro della tenuta che circonda il lodge e cominciamo ad incontrare i primi animali, sprinbox, orici, antilopi, giraffe, gnu, rinoceronti bianchi ed un grosso coccodrillo.
Verso il tramonto mi siedo fuori dal nostro bungalow e mi trovo circondata dal silenzio, solo il rumore del vento e degli uccelli mi fanno compagnia. Le colline abbracciano la vallata arida ed la luce calda del sole le illumina.
La compagnia finalmente è al gran completo, sono arrivati anche Mirko e Viviane, anche loro vicentini, ceniamo insieme in allegria, tutti un po’ eccitati … domani si parte destinazione il deserto del Namib.
Prima di andare a dormire alzo gli occhi al cielo e la stellata è mozzafiato, sarà la prima di una lunga serie!
Qui l’aria è tersa e  decisamente frizzante, non vi è traccia di umidità.
  
La mattina successiva, di buon ora partiamo, ci accompagna ancora il vento e non ci abbandonerà per tutto il giorno.
Prendiamo posto sul nostro mezzo di trasporto che Rolando, modestamente, definisce la Rolls Royce del deserto. In effetti è molto comodo e capiente, finestratissimo per permettere a tutti una visione perfetta dei panorami.

La strada è inizialmente monotona e poi si fa via via più tortuosa fino all’ingresso del Namib.
 Ad un certo punto Rolando ci fa chiudere gli occhi e dopo una curva li riapriamo restando tutti a bocca aperta, di fronte a noi si estende un panorama infinito di monti, vallate, colline, dirupi, in tutta la scala dei grigi e dell’ocra, se non fosse per il vento fortissimo resteremmo a lungo ad ammirare questa meraviglia ed anche la strada da fare è ancora lunga, così proseguiamo verso Solitaire. 


Tappa per un pranzo veloce, il rifornimento di benzina e la famosa torta di mele … ma quando arriviamo è in forno ….. un po’ delusi ci consoliamo con l’incontro con volatili e roditori di vario colore e dimensione.
Arriviamo al nostro lodge e ci regaliamo un tramonto da sballo, il deserto che ci circonda è illuminato dalla calda luce del sole e tutto risplende in un’armonia perfetta di luci e colori. I fotografi si sbizzarriscono risalendo una collina per trovare l’inquadratura perfetta, io più modestamente mi godo questo panorama regale, mentre i pensieri volano via con il vento mi accomodo su di un sasso ed osservo in silenzio lo spettacolo che mi si para davanti. E’ un’esperienza forte ed unica che non è possibile dimenticare.


Dopo un buon bicchiere di vino e un’abbondante razione di stuzzichini ci ritiriamo nelle nostre camere per prepararci per la cena. Segue una notte piuttosto turbolenta per il vento che sembra voler scoperchiare i nostri bungalow , per fortuna non accade nulla e non ci resta che dormire nei nostri letti ben attrezzati da piumini, coperte e una bella boule con l’acqua calda che nessuno disdegna.
La mattina seguente ci alziamo all’alba per la partenza verso Sesriem e le dune di Soussvlei .
Nonostante il perdurare del vento freddo continuiamo ad ammirare paesaggi spettacolari, vuoi per il sorgere del sole, vuoi per l’orografia del terreno ogni sguardo coglie colori e forme sempre differenti. Continuiamo a fermarci per ammirare i paesaggi e le dune. Arrivati alla famosa duna 45 tentiamo la risalita. La duna è a dir poco imponente, purtroppo non riusciamo ad arrivare alla sommità lungo la dorsale più ripida, troppo vento da togliere il fiato anche agli scalatori provetti. Proviamo allora a risalirla di lato, per fortuna con successo. La sabbia entra ovunque ( e vi rimarrà per tutta la giornata) e la salita è veramente impegnativa ma è stata una bella soddisfazione arrivare in cima, la discesa è decisamente più agevole, sembra di camminare nella panna montata.

Proseguiamo il nostro giro e percorriamo una strada piuttosto sconnessa che ci porta all’inizio di un breve sentiero che ci porta alla Valle Morta, alberi vecchi di 600 anni ci vengono incontro spettrali, il terreno è argilloso tanto che sembra di camminare sulla luna, il suolo è quasi bianco, le dune sono rosse ed il cielo è di un azzurro intenso …. Un posto magico. Prima di ripartire ci accorgiamo che sul ramo di un’acacia ci sta osservando un enorme gufo (Pearl-spotted Owlet), tentiamo un approccio ma lui rimane assolutamente immobile quasi indifferente, così lo lasciamo in pace, per non disturbare. 

Nel lodge dove successivamente ci fermiamo a pranzo ci accorgiamo innanzitutto che il vento si è placato e la temperatura è in rapida ascesa, ci sediamo all’aperto sotto un’acacia ad osservare l’eterno lavorio dei passeri nella costruzione del loro immenso nido “condominio” e le peripezie di un topino finito tra le unghie di un enorme gatto che ha solo voglia di giocare. Proseguiamo la nostra giornata visitando il canyon di Sesriem , la passeggiata si rivela più gradevole del previsto in quanto all’interno del canyon la temperatura scende e resta costante.

 Rientriamo nel tardo pomeriggio per un po' di relax dopo tante emozioni!

(continua)

mercoledì 9 ottobre 2013

ritornata

Eccomi qua, ritornata alla base. Felice ed ampiamente soddisfatta.
Ancora mi mancano le parole per descrivere tutte le meraviglie che ho visto 
per il momento lascio parlare le immagini . 
(Sono foto mie che non hanno alcuna pretesa, la qualità è modesta, portate pazienza)